martedì 3 aprile 2018

Mimmo Scognamiglio Artecontemporanea partecipa alla 23a edizione di MIART

Mimmo Scognamiglio Artecontemporanea partecipa alla 23a edizione di MIART nella sezione Established Contemporary, mettendo a confronto due esponenti del movimento Young British Artist: Gavin Turk e Jason Martin.

La scelta di proporre i due artisti inglesi riflette la ricerca che sta portando avanti la galleria di coniugare artisti che lavorano con medium più tradizionali, come la pittura, ad artisti che impiegano mezzi ed espressioni differenti. Gli artisti del movimento YBAs sono l’emblema di un gruppo artistico che ha coltivato esperienze umane profondamente divergenti, segnate da una visione del reale fortemente individuale e dall’impiego di differenti media artistici: dalla pittura e scultura, fino a installazione, fotografia, video, passando per disegno e incisione e l’utilizzo di materiali di riuso o non tradizionali come scarti.

Il progetto presentato a MIART vuole mettere in dialogo due tra i principali esponenti dei YBAs che affrontano corpo, paesaggio e spirito in maniera del tutto contrastante.

Gavin Turk (Guildford, 1967) fonda la sua ricerca sui temi dell'identità, dell'appropriazione e dell'ambiguità del ruolo dell'autore nell'arte contemporanea. Le strategie autopromozionali degli YBAs mettevano in questione l'identità dell'artista in una disciplina invasa dai media e dal mercato, e Turk ne fece poi la base della sua pratica artistica.

Mimmo Scognamiglio per Miart propone tre sue opere che mostrano e dimostrano proprio questi concetti: partendo dal dibattito modernista avviato da Duchamp, Turk si appropria di oggetti quotidiani -  come la gomma bucata di Flat Tyre del 2013 o il mucchio di ceneri di Burn Out del 2008, sculture entrambe in bronzo dipinto - per trasformarli in ready-made specchio di una società in bilico tra lusso e decadenza. Un’altra caratteristica di Turk è quella di appropriarsi dei lavori di altri artisti che hanno rivoluzionato il concetto di opera d’arte, semplificandoli a puri cliché stilistici o a stereotipi che diventano il suo tratto distintivo, quasi il suo marchio di fabbrica -  come Crumpled space del 2017 che fa il verso alle sculture di Donald Judd - per riflettere sull'autenticità e il valore di un’opera d'arte.



Le opere di Jason Martin (Isole Channel, Gran Bretagna, 1970) non fanno invece riferimento ad un luogo o ad un individuo specifico, ma restituiscono allo sguardo uno spirito vitale. Formatosi alla Goldsmith di Londra, lì conosce Damien Hirst ed entra nel gruppo degli Young British Artists, facendo così suo ingresso nel panorama artistico internazionale. Il suo lavoro, caratterizzato da un’inconfondibile impronta stilistica, coniuga l’atto pittorico con il dinamismo delle immagini, riflesso del bisogno incessante dell’artista di interrogarsi sulle infinite possibilità della pittura. La sua ricerca, attraverso diversi momenti, indaga le possibilità comunicative del colore: dalla sua capacità di generare riflessi luminosi, con le prime opere a olio, alla possibilità di assumere tratti brillanti e vellutati assieme, tratto distintivo dei lavori realizzati con le resine poliuretaniche, fino alle opere più recenti, dove spessi strati di colore si addensano in opere piene e corpose.