sabato 15 aprile 2017

Arte italiana dal Futurismo alla Pop art

«L’America è lontana, dall’altra parte della Luna, a vederla mette quasi paura», cantava Lucio Dalla in tempi non lontani. Forse non faceva paura, ma sicuramente era altro da noi, altro dall’Europa della prima metà del Novecento, fino agli anni Sessanta, quando nel mondo ha avuto inizio l’internazionalizzazione, avvicinandoci tutti. 

L’America, grande quanto poteva esserlo nell’immaginario degli artisti, New York, la vera metropoli al centro dei loro pensieri; il riverbero che la cultura americana ebbe su quella italiana e molto altro sono l’oggetto della mostra "New York New York. La Riscoperta dell’AmericaArte italiana dal Futurismo alla Pop art", curata da Francesco Tedeschi e allestita dal 13 aprile al 17 settembre in due sedi: le Gallerie d’Italia e il Museo del Novecento. «Sono circa 150 opere organizzate in maniera da mantenere l’autonomia del racconto e degli spazi espositivi, illustra Tedeschi, ma la mostra è unica e i due racconti sono complementari. Al Museo del Novecento, anche per ragioni ovvie di collocazione delle opere, si trova la sezione dedicata a come gli artisti percepivano l’America e New York. 

In particolare attraverso i viaggi, come ad esempio quelli compiuti da Fortunato Depero tra il 1928 e il 1930, da Giorgio de Chirico tra il 1936 e il 1938 e da Corrado Cagli sempre nel 1938, che là rimase dieci anni a causa delle leggi razziali. Ma vi troviamo anche una serie di opere legate a New York per ragioni diverse, fossero il titolo o semplicemente la fantasia degli artisti». Ritroviamo così Lucio Fontana, Vinicio Paladini, Alberto Savinio, Pietro Consagra, Afro, Toti Scialoja, Tancredi, Giulio Turcato, Costantino Nivola, Gastone Novelli, Fausto Pirandello, Arnaldo Pomodoro, Sergio Lombardo, Titina Maselli, Mimmo Rotella, Tano Festa, Emilio Isgrò e così via fino al John Kennedy di Paolo Baratella del 1965. 

Una sezione è dedicata ai materiali, ai menabò che diedero origine al grande libro di Ugo Mulas New York. The Art Scene del 1967 in cui il fotografo ritraeva molti artisti nei loro studi americani, da Andy Warhol a Marcel Duchamp. Ma anche l’America guardava all’Italia: il 1949 è l’anno della mostra «Twentieth-century Italian art» al MoMA di New York, che sdoganava l’arte italiana, ormai priva dei pregiudizi legati al fascismo, e la poneva come alternativa alla centralità di Parigi. 

«La Metafisica e la Scuola Romana, il secondo dopoguerra, il Fronte Nuovo delle Arti hanno nutrito l’arte americana di quegli anni e molti artisti ebbero là grande fortuna, continua Tedeschi. Li troviamo alle Gallerie d’Italia, dove alcune opere sono passate da collezioni americane, come il Guttuso che apparteneva a Burt Lancaster o l’Afro “Cronaca Nera” di Vincent Price; le opere provenienti dal Kemper Art Museum di St. Louis, incluso il ferro di Burri del 1959, appartenevano a Joseph Pulitzer, nipote del fondatore del premio giornalistico, il “Rosso nero” e il “Sabbia” di Burri, esposti nella mostra del 1953 a Chicago, sono tornati per vie diverse in Italia».

Ecco allora Umberto Boccioni, Giacomo Balla, Carlo Carrà, Giorgio Morandi, Massimo Campigli, Marino Marini e Virgilio Guidi, per poi proseguire con Carla Accardi, Afro, Enrico Baj, Gianfranco Baruchello, Alberto Burri, Giuseppe Capogrossi, Alik Cavaliere, Ettore Colla, Pietro Consagra, Piero Dorazio, Renato Guttuso, Lucio Fontana, Pino Pascali, Achille Perilli, Michelangelo Pistoletto, Arnaldo Pomodoro, Mimmo Rotella, Giuseppe Santomaso, Mario Schifano, Toti Scialoja, Francesco Somaini ed Emilio Vedova: la lista è nutrita perché l’idea di questa mostra nasce dall’attenzione con la quale gli studiosi stanno affrontando l’identità italiana che si pone in modo internazionale nella sua complessità.  


MILANO. Gallerie d’Italia, piazza della Scala 6, mar-dom 9,30-19,30,
www.gallerieditalia.com e Museo del Novecento, via Marconi 1, lun
14,30-19,30, mar-mer/ven/dom 9,30-19,30, gio/sab 9,30-22,30,
tel. 02/88444061, www.museodelnovecento.org «New York New
York. La Riscoperta dell’America. Arte italiana dal Futurismo alla Pop
art» dal 13 aprile al 17 settembre 


A cura di Michela Moro
Tratto da : 
VEDERE A MILANO
N. 4, APRILE|MAGGIO 2017
SUPPLEMENTO DI «IL GIORNALE DELL’ARTE» N. 374 APRILE 2017
SOCIETÀ EDITRICE ALLEMANDI