mercoledì 31 dicembre 2014

L'Aquila forever. 99 rintocchi per la resurrezione. Onna nel cuore

Una mostra omaggio e dono dedicata alle vittime del sisma del 2009 e alla popolazione dell’Aquila e dintorni, che tanto si è impegnata nella rinascita e nella ricostruzione degli edifici e del tessuto sociale ed economico del territorio.

Dall’idea di Alessandro Piccinini di invitare 99 artisti a dipingere altrettante telette 18x24cm, come 99 erano i rintocchi della Torre Civica dell’Aquila, sono diventati oltre 130 gli artisti che hanno contribuito a realizzare ben due opere collettive, 99 rintocchi per una resurrezione e Onna nel cuore, per sottolineare che la città dell’Aquila è viva e rinasce con le sue vittime.

Di seguito i nomi degli artisti partecipanti:
E. Accoto, S. Agostini, G. Aiolo, S. Alessi, A. Allocca, E. Andújar, F. Antonelli, M. Bagordo, A. Baldissera, S. Barbagallo, R. Bartolozzi, L. Bergamini, A. Bilotta, F. M. Bonifazi, A. Boschi, R. Brandi, G. Brizio, L. M. Bruno, N. Caito, E. Calabria, N. Cannizzaro, J. Capilla Fernandez, C. Capuano, S. Carletti, C. Carratalà, A. Catalano, A. Catini, R. Cecconi, M. Cosimelli, F. Crisarà, G. Cuocolo, M. De Angelis, S. De Angelis, G. Di Bernardini, F. Di Cicco, P. Di Sciullo, F. Di Stefano, M. Di Tonno, F. Dodi, P. Dottori, F. Durelli, P. D’Orazio, E. Echeoni, M. Emanuele, D. Falasca, P. Falcone, F. Fedele, L. Ferranti, F. Ferrari, S. Gagliano, A. Gentile, S. Giugno, S. Giunta, M. Glorioso, E. Guerra, C. Guiducci, R. Gulotta, S. Herler, H. Tchoukatcheva Petrana, A. Iaccarino, M. Ionascu,B. Jandolo, D. Lihor, L. Lombardi, M. Loro, P. Maccioni, L. Manciati, C. Marcelli, C. Mariani, A. Massinissa, R. Mele, V. Milici, J. Millán, D. Mingardi, V. Miroballli, S. Mirra, A. Mongelli, Monil, A. A. Moussa, T. Musilli, A. Nemiz, I. Nurigiani, M. C. Ochoa, J. Pace, G. Paluzzi, L. Paratore, M. Parentela, A. Passa,P. Pastore, A. Piccinini, T. Pollidori, V. Pucci, R. Quintini, M. Ramazzotti, G. Reffo, R. Restante, Rezakhan, R. Ricci, A. Risuleo, R. Rodriguez, M. Ruiz Ruiz, S. Ruocco, C. Sabellico, O. Sabene, N. Santarelli, L. Santoro, S. Savini, A. Scappaticci, E. Scardamaglia, G. Sciannella, M. Serri, I. Seta, S. Sfodera, G. Soldi, K. Thomas, L. Tocci, G. Tranchida, I. Tufano, Valdor, P.Veneziani, A. Vespaziani, C. Vigevani, P. Vostinariu, O. Zampieri.

A corredo dell’esposizione delle due opere collettive, le sezioni fotografiche “L’Aquila sopra” e “L’Aquila sotto”: fotografi contemporanei che riflettono la città dell’Aquila oggi e gli speleologi del Gruppo Grotte e Forre Francesco De Marchi del Club Alpino Italiano – Sez. L’Aquila che illustrano con sorprendenti immagini il territorio aquilano nella ricchezza delle sue numerose grotte, impraticabili per il pubblico, tranne le note Grotte di Stiffe.

Performaces pittoriche collettive, iniziative per bambini per L’Aquila immaginata e una Mail Art Internazionale continuano ad arricchire la manifestazione, venendo incontro alle tante richieste di partecipazione e testimonianza che non solo il mondo dell’arte, ma anche quello culturale e sportivo hanno formulato fin dalle prime tappe espositive, presso i Centri Culturali Gabriella Ferri e Aldo Fabrizi di Roma.

Terza tappa espositiva, il Museo-Fondazione Venanzo Crocetti è un luogo d’eccezione per la maratona artistica e culturale L’Aquila Forever, trattandosi dello studio di un artista abruzzese che tanto ha dato alla cultura e continua a contribuire dopo la morte dello scultore, in particolare con iniziative benefiche destinate al restauro delle opere d’arte nel territorio aquilano, dopo il terremoto del 2009.

Tappa finale all’Aquila dal 21 al 31 marzo 2015, al Palazzetto dei Nobili recentemente restaurato, con un fitto programma di appuntamenti, e concerti del Concentus Serafinum Aquilano. Il 28 marzo 2015 una staffetta di atleti romani e aquilani, ricongiungerà il “Mattone della Ricostruzione”, tagliato simbolicamente il 18 ottobre 2014, ripercorrendo l’itinerario dei soccorsi nei tragici giorni dopo il sisma.

PROGRAMMA DELL’INAUGURAZIONE - 7 GENNAIO 2015 ORE 17
La mostra si aprirà con i saluti delle istituzioni presenti. Dopo il benvenuto dei curatori e le motivazioni per la scelta della Fondazione-Museo Venanzo Crocetti come tappa della manifestazione, la parola sarà lasciata alla musica, suonata dal fisarmonicista classico aquilano Stefano Sponta, mentre scorreranno le fotografie recenti della città dell’Aquila. (musiche di W. Solotarev, Astor Piazzolla, S. Voitenko, K. M. von Weber).

L’ideatore della manifestazione, Alessandro Piccinini, presenterà l’iniziativa e introdurrà lo storico dell’arte aquilano Elpidio Valeri, che parlerà dell’Aquila storica e artistica. Renza Bucci, membro della Fondazione 6 aprile per la vita dell’Aquila, saluterà i presenti con una sua testimonianza. 
Ogni intervento sarà intervallato dalla lettura delle poesie di Nando Gianmarini, Franco Narducci, Emiliano Yuri Paolini, Gioacchino Ruocco e Adriano Sabatini.

La curatrice Laura Turco Liveri presenterà criticamente il trittico di L’Aquila Forever e Onna nel cuore, formato appositamente per la manifestazione, e parlerà delle sezioni documentarie “L’Aquila sopra” e “L’Aquila sotto” (foto del Gruppo Grotte e Forre “F. De Marchi” – Club Alpino Italiano - sez. L’Aquila, e dei fotografi professionisti che hanno prestato le loro opere sul tema (Riccardo Cecconi, Patrizia Dottori, Andrea Nemiz, Marco Serri, Iria Seta).

Sono previsti interventi critici e testimonianze di artisti, tra cui Ennio Calabria e Franco Ferrari.

L'Aquila forever. 99 rintocchi per la resurrezione. Onna nel cuore
MUSEO FONDAZIONE VENANZO CROCETTI
Roma - dal 7 al 10 gennaio 2015
Via Cassia 492 (00189)
+39 0633711468 , +39 0633711468 (fax)
fondazione.crocetti@tiscali.it
www.museocrocetti.it

martedì 30 dicembre 2014

100x100 a ExpArt di Bibbiena

Dal 3 al 15 gennaio 2015 ExpArt di via Borghi 80, a Bibbiena (Ar), ospita 100x100, mostra di fotografia del collettivo Gruppo12 a cura di Silvia Rossi.

100x100 è la mostra con cui il Gruppo12 presenta un insieme eterogeneo – Giuseppe Bocci, Lorenzo Carnevali, Mario Cavigli, Antonio Mariotti, Simone Martini e Giancarlo Mazzetti – unito dalla passione per la fotografia e dal potere narrativo dell’ottava arte.

In questa particolare esposizione il Gruppo12, già noto per progetti quali Tartana, Passepartout e I Sapori del Casentino, ci offre la possibilità di conoscere i propri componenti nelle loro individualità.
Sei fotografie in formato 100x100 rappresenteranno sei diversi autori, sei diverse storie, sei diversi modi di vedere e interpretare. Uno sguardo ora ravvicinato e presente, ora lontano e sognante. Paesaggi, persone, vicende; la famiglia, la rivolta, la pace; la città, il bosco, le mura domestiche: un cammino nella contemporaneità attraverso l’obiettivo di sei talentuosi fotografi. Narrazioni così distanti tra loro non potranno che incuriosire e porre quesiti sul lavoro e la ricerca del Gruppo12. 

Come interagiscono queste personalità? Come le loro visioni riescono a fondersi e, nonostante ciò, a mantenersi uniche? Ai visitatori le risposte.

Il Gruppo12 è un collettivo di amici nato nel 2012 che condivide la passione della fotografia e che, frequentando circoli, fotografi professionisti e fotoamatori, ha cominciato a cercare una forma di espressione che fosse comune a tutti. Questo non nelle modalità, ma nel contenuto. Le fotografie, infatti, raccontano la stessa esperienza,
ma in modi molto diversi per ognuno dei componenti.
Il mosaico finale che ne deriva è la visione collettiva di un momento, nel tempo e nello spazio, che le macchine fotografiche aiutano a raccontare.

L’esposizione, a ingresso libero e gratuito, sarà visitabile dal martedì al sabato, dalle 15,30 alle 19,30, o su appuntamento.
Sabato 3 gennaio, alle ore 18, l’inaugurazione in galleria con l’aperitivo offerto da Bar Le Logge alla presenza degli artisti. Le opere esposte saranno in vendita a un prezzo speciale per tutta la durata dell’evento, al fine di finanziare i futuri progetti del collettivo fotografico.

www.expartgallery.com

100x100
EXPART
Bibbiena (AR) - dal 3 al 15 gennaio 2015
Via G. Borghi 80 (52011)
+39 3281126628
expart.info@gmail.com

lunedì 29 dicembre 2014

Vincenzo Rusciano, “Passaggio #3″

Passando attraverso un’ironica concettualità, il linguaggio dell’artista si è sviluppando riallacciandosi ai motivi della trasgressione infantile quale metafora dell’aspirazione alla libertà nell’età adulta e quale tentativo del bambino di sottrarsi al rischio di rimanere dominato dai suoi stessi giochi, spesso, introducendo nelle sue opere il tema della distruzione/mutilazione di oggetti tipici dell’attività ludica.

Vincenzo Rusciano è nato a Napoli nel 1973, opera soprattutto nel campo della scultura e dell’installazione. Passando attraverso un’ironica concettualità, Passaggio #3 A questi motivi, si associano, oggi, forme e volumi che si presentano in assonanza con la frammentazione dell’esperienza e con una provvisorietà che è indice innanzitutto della difficoltà di approdare a un’opera compiuta, univoca. I materiali restano quelli “duri” dell’oggi, del fare e dell’operare: plastica, acciaio, legno; eterocliti residui di vita e di lavoro quotidiani. La chiave di lettura più semplice e più profonda del lavoro dell’artista, non è mai metaforica ma sempre saldamente ancorata al suo sentire e al contesto.

Vincenzo Rusciano - Passaggio #3 ​
CAMPANILE SAN MICHELE ARCANGELO
Piazza San Michele 
Saviano - dal 29/12/2014 al 22/01/2015

domenica 28 dicembre 2014

Centocapre di Francesco Bertele'

Comunicato stampa - L’Associazione Culturale Vincenzo De Luca ha avviato, da diversi anni, una ricerca nel mondo dell’arte contemporanea con il progetto di arte pubblica "A cielo aperto", a cura di Bianco-Valente e Pasquale Campanella, nel Comune di Latronico (Potenza). Il paese si è arricchito di molte opere permanenti che sono visitabili tutto l’anno poiché la loro caratteristica è di essere installate all’aperto.

Centocapre è un progetto di arte partecipata creato dall’artista Francesco Bertelé per la ricostruzione storica di una mitologia collettiva, ovvero della figura leggendaria di Centocapre, a partire da un buio interpretativo sulle sue origini, sugli effettivi ritrovamenti di reperti, sulle storie e testimonianze raccolte nel paese di Latronico (PZ), che si riattiva grazie a un processo innescato dal team di artisti e costruito da tutti gli abitanti coinvolti attraverso una serie di laboratori, interviste e collaborando con le maestranze artistiche e artigianali del luogo.
Per ricostruire la storia leggendaria di Centocapre, gli artisti attivano un dialogo collettivo con la popolazione, che riscopre nelle proprie memorie, territori e identità, la vita del mito.

Il progetto Centocapre si avvale della preziosa collaborazione della performer Madely Schott, dell’artista Giuseppe Giacoia e dello storico dell’arte Pietro Rigolo.

Avviato nel mese di dicembre del 2013 in seguito al ritrovamento di un reperto storico, dopo una prima fase pubblica avvenuta l’estate scorsa che ha presentato alcuni risultati della ricerca, il 28 dicembre 2014 vedrà la sua conclusione presentando attraverso un percorso conoscitivo e coinvolgente i risultati fino ad ora ottenuti.

Uno spazio espositivo e uno di proiezioni video mostreranno i manufatti, i costumi, il materiale di ricerca e di archivio raccolti durante l’anno. In seguito nello spazio teatrale dell’Arci verrà messo in scena lo spettacolo il cui testo e musiche sono stati appositamente creati per raccontare la mitologia. Infine, il percorso si concluderà con il coinvolgimento della totalità dei presenti in una parata pubblica mascherata che condurrà al punto ‘più alto e distante’ del paese da cui sarà evocata per qualche minuto l’apparizione secolare dell’immagine sfuggente di Centocapre.

Il mondo di Centocapre è un mondo fiabesco dove tradizione e invenzione si fondono creando una costellazione di personaggi, ognuno dei quali è un aspetto, una caratteristica, un lato della personalità di Centocapre.
Centocapre è un’operazione partecipata che attraversa un paese e i suoi abitanti, adagiandosi sulle loro personalità e sviluppandosi grazie alle loro capacità.

Centocapre viene raccontato da un gruppo teatrale amatoriale e da un attore professionista, musicato dai musicisti del paese ma anche da compositori professionisti, rappresentato e immaginato dai disegni dei bambini e raccontato da intellettuali, per essere ritrovato nelle storie personali di gente comune speciale, di chi conosce la propria terra e vi ritrova momenti di meraviglia.

"Un’operazione la cui ambizione è quella di creare un monumento sociale, un’opera nella quale ogni abitante del paese possa ritrovare una porzione del riflesso di se stesso. Un’opera fatta dai cittadini e per i cittadini, che troveranno un momento di condivisione nel ruggito finale estatico della parata, una ritualità di costruzione della comunità, un rito esoterico di creazione e di coesione sociale. Sarà forse questa la rimembranza di una vecchia storia o la nascita di una nuova identità comune? Sta al tempo ed alle persone dirlo. Centocapre già viaggia, è sempre stato viaggiatore. I suoi caratteri si riconoscono nelle varie culture, dal fauno dell’antica Grecia al dionisiaco Nitszchiano, al transcendetalismo nord americano di Witman e Thoureau, ai riti pagani e contadini del sud italiano. Centocapre dove appare si veste delle peculiarità del luogo per essere riconoscibile, poi svanisce e riappare in un altro luogo. Nomi, cose e fatti hanno una maschera, una forma lessicale che li deposita nel luogo ma a cui poi sfugge dopo averla riempita. Centocapre è un continuo processo di traduzione, tra il dentro e il fuori. Un continuo eradicare e impiantare." (F.Bertelé)

Francesco Bertelé per la produzione del suo progetto ha costruito un gruppo di lavoro, composto dalla performer parigina Madely Schott, dall’artista Giuseppe Giacoia e dallo storico dell’arte Pietro Rigolo. Il progetto Centocapre si è sviluppato nel corso di un intero anno, vedendo coinvolti attivamente gli abitanti della città ospitante, bambini e adulti, attraverso la realizzazione di laboratori, interviste, scoperte e azioni di coinvolgimento della cittadinanza.

Francesco Bertelé ha lavorato con il suo team e con la popolazione, intrecciando le memorie personali alle suggestioni leggendarie provenienti da mitologie di altri luoghi e di altre epoche, componendo così una storia al limite tra realtà e finzione, tra la narrazione orale di miti e la pura fantasia.
Il risultato finale è il racconto di un mito apolide e atemporale, una storia cioè “migrante” e “modulabile”, secondo i gruppi, i luoghi e le storie coinvolti di volta in volta nella creazione del mito.

A partire dalle evocazioni provenienti dai paesaggi incontaminati tra montagne e boschi che circondano il piccolo paese di Latronico, e interpretando la natura come centro e origine rivoluzionaria di ogni identità, il progetto si formalizza in un evento collettivo, previsto per il prossimo 28 dicembre, durante il quale il mito di Centocapre sarà presentato attraverso un’operazione partecipata che, partendo da un testo teatrale recitato da due attori, prenderà man mano vita con una parata che vedrà coinvolti gli abitanti del paese, vestiti con gli abiti di scena realizzati durante i workshop. Durante la parata che si svolgerà in tutto il paese, il pubblico da semplice spettatore diventerà parte attiva nella costruzione della leggenda di Centocapre.

"Apice dell’evento sarà la visione di un dipinto realizzato da Francesco Bertelé e dai suoi collaboratori sulle mura delle case di Latronico, attraverso l’uso di una pittura trasparente fosforescente visibile solo al buio, che costituirà un momento corale e simbolico dell’avvento di Centocapre nel paese."
(C. Pirozzi)

Si ringraziano per la collaborazione:
gli insegnanti e gli alunni dell’Istituto Comprensivo “Benedetto Croce” di Latronico e di Episcopia, il circolo ARCI “Amici della musica”, la compagnia teatrale “Teatro 2000”, la banda dei fiati, i suonatori di zampogna e ciaramella, le persone che hanno partecipato al laboratorio o incontrate in piazza.
Un ringraziamento particolare va a Marco Campanella per i suoi disegni e collage.

Il team di lavoro
Francesco Bertelé, sta a Canzo, ogni tanto; www.francescobertele.net.
Giuseppe Giacoia, poetico artigiano lucano
Madely Schott, artista performer parigina
Pietro Rigolo, storico dell’arte

Inaugurazione 28 dicembre alle16

PROGRAMMA

ore 16.00 mostra
Orario: 18.30/20.30
spazio Cantisani – spazio video Doc [ex bar Alpe]
ore 18.00 teatro – spettacolo teatrale – Arci-Amici della Musica
ore 19.30 – parata
ore 20.30 – festa Calvario

Francesco Bertele' - Centocapre 
Latronico - dal 28/12/2014 al 06/01/2015​
VINCENZO DE LUCA
Via Settembrini, 2 Latronico (Pz)

sabato 27 dicembre 2014

URBAN AREA open spaces – Salerno

URBAN AREA open spaces – Salerno” è un progetto di arte pubblica e partecipata a cura dell’associazione di promozione sociale “a.DNA” che si articola in tre fasi fondamentali, la prima delle quali ha avuto inizio lunedì 15 dicembre 2014 presso la Scuola Primaria Stella dell’Istituto Comprensivo “A. Gatto” di Battipaglia (SA).


"Quanto più conosco, più grande si fa il mio mondo" sarà la frase che accompagnerà gli alunni della scuola ogni mattina prima di entrare in aula, grazie all’intervento murale site specific dell’artista andaluso Raùl Ruiz in arte “El Niño De Las Pinturas” (Granada – Spagna) che in questi giorni ha dipinto uno dei muri esterni della scuola.

Gli artisti italiani e stranieri, riconosciuti a livello internazionale, invitati appositamente a dipingere alcune pareti esterne delle scuole della Provincia che hanno accolto il progetto, saranno affiancati, fino al mese di febbraio 2015, dagli operatori dell’associazione a.DNA, i quali terranno contemporaneamente un laboratorio con alcune classi degli istituti interessati. Il fine principale dei workshop è il coinvolgimento diretto degli alunni nel progetto, i quali non assisteranno passivamente alla realizzazione dell'opera, ma saranno loro stessi ad effettuare un secondo intervento murale grazie ad un lavoro di gruppo.

Durante i cinque giorni del laboratorio alla Scuola Primaria Stella di Battipaglia, i bambini delle tre classi al 5° anno hanno dato colore alla struttura in cemento della rampa per disabili situata all’ingresso dell’Istituto, riqualificandola e dandole nuova vita. Da lunedì 15 dicembre, giorno in cui i bambini hanno appreso sul piano teorico il messaggio di partecipazione attiva alla base del progetto, seguendo le slide di alcuni lavori di artisti cruciali per l'evoluzione dell'arte urbana, hanno approfondito nei dettagli le differenze tra writing, street art e arte pubblica, condannando spontaneamente atti vandalici e muri imbrattati. Dipingendo i muri della rampa per disabili sotto la guida degli organizzatori, gli alunni hanno acquisito specifiche tecniche pittoriche: dalla composizione dei colori alla costruzione di forme geometriche tridimensionali, dalla creazione di texture colorate con le impronte delle mani alla calligrafia, scrivendo il proprio nome con i pennelli. Ma soprattutto hanno imparato che prima di realizzare un'opera su parete, è necessario esercitarsi su altri supporti e formulare uno studio creato appositamente per il contesto nel quale si opera, rispettandolo.

L’intero concept del progetto nasce, infatti, per porre in connessione libera e diretta i cittadini, i luoghi e gli spazi che attraversano quotidianamente, tramite interventi di arte pubblica che rivalutino il patrimonio storico-artistico presente sul territorio e valorizzino l’identità socio-culturale dei centri che costituiscono l’agglomerato urbano salernitano compreso nel Golfo di Salerno.

Per questo motivo l'associazione a.DNA non bada alla costruzione di un festival, ma alla realizzazione di interazioni parallele tra l'intervento degli alunni e quello dell'artista invitato, segnando punti di incontro grazie ad entrambe le tipologie di lavoro effettuate. 
La scelta di avere un primo contatto con il territorio attraverso le istituzioni scolastiche, è stata dettata dall’orientamento sperimentale e di ricerca didattica che l’associazione vuole imprimere al progetto, instaurando un rapporto diretto con le generazioni più ricettive al cambiamento ed alla formulazione di un’identità che viva nel presente con la consapevolezza del passato ed il rispetto per il futuro.

Un progetto di a.DNA, con il patrocinio della Regione Campania, Provincia di Salerno, Comune di Battipaglia, Ente Provinciale per il Turismo di Salerno, con il supporto tecnico di GraffitiShop, EuroFer, GraficaLitos e grazie al sostegno degli sponsor per l’intervento specifico: Vivai Farabella, Terra Delle Rose, Caseificio “La Fattoria”, Essere Danza, Ristorante Sandokan, Ortopedia Fontana.


venerdì 26 dicembre 2014

Mynotaur - Passioni, vizi e dipendenze del nostro tempo. Mostra personale di Dino Ferro.

"Mynotaur - Passioni, vizi e dipendenze del nostro tempo" è il titolo della mostra personale di pittura che l'artista crotonese Dino Ferro terrà dal 27 al 30 dicembre 2014 presso la Sala Comunale Ex Lazzaretto della città calabrese. 

Le ossessioni, gli impulsi ricorrenti, i comportamenti incontrollabili, ripetitivi, dettati da pensieri assillanti, sono fuori dal nostro controllo anche se cerchiamo di conviverci. Come novelli Minotauri passeggiamo, lavoriamo, ci relazioniamo con gli altri, e contemporaneamente, senza farlo trasparire, la mente rincorre il nostro pensiero fisso. A tradire il vizio, è la testa, su un corpo normale ed anonimo. 

Dino Ferro - Mynotaur 
SALA COMUNALE EX LAZZARETTO 
Crotone - dal 27 al 30 dicembre 2014 
Viale Antonio Gramsci (88900) 

giovedì 25 dicembre 2014

Lawrence Carroll al MAMbo – Museo d'Arte Moderna di Bologna con una mostra dal titolo Ghost House

Lawrence Carroll, uno dei maggiori rappresentanti della pittura contemporanea, è protagonista al MAMbo – Museo d'Arte Moderna di Bologna di una mostra dal titolo Ghost House - a cura di Gianfranco Maraniello -  che racconta un percorso artistico di oltre trent'anni grazie a una sessantina di opere prodotte dalla metà degli anni Ottanta a oggi, in molti casi mai esposte in precedenza e in alcuni realizzate per l'occasione. Riveste particolare rilevanza la contiguità con il Museo Morandi, la più ampia collezione pubblica di opere di Giorgio Morandi, tra i modelli dichiarati di Carroll, oltre che maestro della pittura del Novecento.

Ghost House si dispiega nell'area dedicata alle mostre temporanee senza seguire un criterio cronologico ma creando degli ambienti che l'artista stesso definisce come “costruiti sulla memoria”, nei quali opere di diversi periodi sono messe in dialogo tra loro e con il contesto espositivo, nella convinzione che un senso possa essere ricercato non solo nei singoli lavori ma anche nelle relazioni tra di essi, considerati collettivamente e attraverso il tempo, come gli intrecci narrativi di una storia. 

Lawrence Carroll sfugge alle  categorie critiche e interpretative legate al concetto di “avanguardia”, ma lavora sui modi e sui tempi della percezione, ponendo l'opera e lo spettatore in una costante interrogazione sul senso del comporre e lasciare apparire un'immagine pittorica. Diversi sono gli artisti dai quali dichiara di aver tratto ispirazione: tra questi Robert Rauschenberg, Jasper Johns, Marc Rothko, Carl Andre, Donald Judd, Cy Twombly, Sean Scully, ma tra tutti prevale Giorgio Morandi, con il quale condivide l'amore per una dimensione intima, privata, così come la costante ricerca finalizzata ad assumere la complessità del reale attraverso l'epifania di oggetti quotidiani, solo apparentemente semplici, permeati di inesauribili possibilità interpretative nelle loro molteplici combinazioni. 

Carroll, come usava fare con i suoi oggetti Giorgio Morandi, fin dall'inizio della sua carriera artistica studia minuziosamente le diverse possibilità di posizionamento nello spazio delle proprie tele, che diventano non più superfici  ma “corpi” del dipinto, dotati di più facce. I telai assumono dunque forme e volumi diversi, concavi o convessi, elementi ed oggetti di vario genere vengono assemblati e aggiunti: il dipinto assume caratteristiche scultoree e si fa corpo, la tela si fa pelle, la cera è unguento, i tagli sono linee disegnate ma anche aperture su una dimensione ulteriore – e interiore – del dipinto stesso.

L'uso del colore da parte di Carroll è apparentemente monocromo: prevale una particolare tonalità di bianco ottenuto tramite strati successivi di pittura che lasciano trasparire imperfezioni, trame, tracce di interventi precedenti, un non-colore portatore di memorie, neutro, che Carroll definisce “off white color”. Si tratta di un bianco che vuole essere quanto più possibile vicino a quello della tela, che spesso ricopre una pittura precedente, che dà la possibilità all'artista di azzerare tutto e di ricominciare daccapo. Carroll lo sceglie agli esordi senza sapere che diventerà una costante per i successivi trent'anni e a tutt'oggi non ne ha ancora esaurito le possibilità.  

La mostra al MAMbo si apre con una sala che riunisce un piccolo gruppo di lavori degli esordi che hanno valore seminale per gli sviluppi successivi della ricerca dell'artista e che indirizzeranno i visitatori verso differenti tematiche che sono esplorate lungo il percorso espositivo con opere di periodi diversi. Tra i lavori introduttivi: un dipinto sul tema del respiro; uno incentrato sul tema fondamentale del “cambiare pelle” per dar vita a un nuovo inizio; un “cut painting”, in cui attraverso tagli sovrapposti e ricomposti l'artista introduce il disegno nel dipinto e al contempo ne rende visibile la storia, che anticipa lavori di una ventina di anni dopo, i “table paintings”, strutture aeree in legno e carta di giornale o cartone, di cui qui è mostrato un esemplare; un esempio di “stacked paintings”, che vedono la sovrapposizione di legno e tele dipinte.

Proseguendo dopo la prima sala, oltre a successivi sviluppi di quanto visto all'inizio, si incontrano altre tipologie di lavori: i “box paintings”che, come un corpo, esplicitano l'interno oltre che l'esterno del dipinto, con la tela che è come pelle; i “page paintings”, appesi perpendicolarmente alla parete, per renderli non inglobabili da un unico punto di vista; i “calendar paintings” che riprendono la stratificazione degli stacked paintings; gli “slip paintings”, costituiti da due forme solide rientranti l'una nell'altra; i “light paintings”, nei quali sono inglobate una o più sorgenti luminose; gli “erasure paintings”, che traggono spunto dall'esperienza di Carroll come illustratore e dalla sua volontà di superare questa fase e di andare oltre, inserendo nei dipinti illustrazioni per poi cancellarle quasi a voler cancellare se stesso; fino al suggestivo “freezing painting”, in cui creatività artistica e tecnica ingegneristica si incontrano per generare il senso di sospensione di una materia - 900 litri d'acqua ghiacciata - , che può in qualunque momento ritornare allo stato precedente. Il lavoro trae suggestione dal ciclo delle stagioni, con l'inverno rigido che ricopre tutto di ghiaccio, ma sotto questo strato la vita è sospesa per poi riprendere nel divenire della primavera. Tale ciclo, nella visione di Carroll è assimilabile alla pratica artistica che, in maniera ciclica, prendere qualcosa da chi precede e lo trasmette a chi verrà dopo. L'opera è stata esposta alla Biennale di Venezia 2013 nel padiglione della Santa Sede.

Alcuni lavori nuovi, per la prima volta visibili e realizzati da Lawrence Carroll appositamente per la mostra, si incontrano lungo il percorso.

Tra questi, due dipinti di grandi dimensioni in cui predomina il giallo e altri che incorporano una fonte luminosa. Ad accomunarli è il tema della luce, che, nelle sue diverse sfaccettature ha caratterizzato il lavoro di Carrol fin dagli inizi. Con la metafora della luce che si spegne e poi si riaccende Carroll spiega anche il rapporto con gli artisti che ama: portare lo spirito di Giorgio Morandi in un lavoro attuale contribuisce a riaccendere la luce sulla ricerca del maestro – anche a beneficio del pubblico – dalla prospettiva contemporanea di un artista del 2014. Un'altra riflessione dell'artista sulla luce riguarda il suo studio e come questa ne modifichi gli equilibri: la luce naturale che arriva la mattina, l'illuminazione artificiale, il buio della notte, che avvolge i dipinti lasciandoli in uno stato sospeso, dormiente.  

I due dipinti gialli trovano corrispondenza in alcuni lavori degli anni '90, in cui Carroll usa una tela per ricoprire quasi completamente un dipinto sottostante, come un velo, azione che ha ancora una volta a che fare con l'idea di cancellarsi per poi andare oltre, trasferirsi in un nuovo spazio fisico, psicologico, metaforico, darsi il permesso di lasciare se stessi per ripartire.

Il titolo della mostra, Ghost House, trae spunto dall'omonimo scritto poetico di Robert Frost: è lo stesso Carroll a dichiarare come la poesia accompagni il suo lavoro in studio, a volte influenzandolo. Ghost House è sembrata subito adatta a fornire un titolo a un'esposizione che riporta alla luce i lavori degli esordi, sorta di “fantasmi” positivi della ricerca di Carroll, che si riverberano sulle opere che li hanno seguiti e su quelle future. 

In concomitanza con Arte Fiera e ART CITY Bologna 2015 sarà pubblicato un catalogo con testi di Gianfranco Maraniello e Angela Vettese e un'ampia documentazione fotografica della mostra. 
Speciali attività didattiche a cura del Dipartimento educativo MAMbo si svolgeranno per l'intera durata della mostra.


Lawrence Carroll
Lawrence Carroll è nato nel 1954 a Melbourne, Australia. Nel 1958 la sua famiglia emigra negli Stati Uniti e si stabilisce in California. Dal 1976 frequenta l'Art Center College of Design di Los Angeles, dove si diplomerà nel 1980 e in questa fase lavora come illustratore e insegnante di disegno. Per ovviare alla scarsità di risorse da investire in materiali per la pittura impara ad assemblare da sé le proprie tele, pur senza utilizzare materiali di recupero, come spesso erroneamente si pensa, prassi che permarrà e si svilupperà nel suo lavoro anche in seguito. 
Nel 1984 si trasferisce a New York, dove nel 1987 si tengono le sue prime esposizioni museali al Bronx Museum e al Queens Museum. Nel 1990 espone al al Musée des Beaux Arts di Bruxelles e nel 1992 partecipa alla IX Documenta di Kassel, dove tornerà anche nel 2005, ormai come uno dei più affermati artisti contemporanei. Fondamentale per Carroll è l'incontro negli anni Novanta con Giuseppe Panza di Biumo, importante collezionista che acquisirà numerosi suoi lavori e gli fornirà la possibilità di esporre in spazi dalla particolare valenza architettonica: Villa Panza a Varese, Palazzo Ducale a Gubbio, Palazzo della Gran Guardia di Verona, Karmelitenkirche a Monaco, S. Agostino a Bergamo.
Nel 2013 è stato uno degli artisti invitati ad esporre nel Padiglione della Santa Sede alla Biennale di Venezia.
Numerosi musei internazionali annoverano nelle loro collezioni opere di Lawrence Carroll. Tra questi il MOCA di Los Angeles, il Guggenheim di New York, il National Museum of Modern Art di Tokyo, il MART di Rovereto, la Galerie der Stadt Stuttgart di Stoccarda.
L'artista ha insegnato pittura allo IUAV di Venezia. Vive e lavora tra gli USA e l'Italia. 

Lawrence Carroll
Ghost House
a cura di Gianfranco Maraniello
MAMbo – Museo d'Arte Moderna di Bologna


mercoledì 24 dicembre 2014

HANDSCAPE - Paesaggi dentro e fuori l'essere umano.

Arte è Kaos, dal 24 dicembre 2014 al 25 gennaio 2015 presenta HANDSCAPE - PAESAGGI DENTRO E FUORI L'ESSERE UMANO, mostra collettiva - a cura di Alberto Marinelli - di 12 artisti: 6 firme storiche, maestri del contemporaneo della seconda metà del XX secolo (Mario Sironi, Emilio Scanavino, Ottone Rosai, Ugo Nespolo, Salvo, A.R. Penck) e 6 artisti contemporanei di diversa generazione e provenienza (Ciro Palumbo, Max Gasparini, Enrico Ingenito, Francesco Romoli, Claudio Massucco, Andrea Terenziani) i quali dialogheranno tra loro attraverso una quarantina di opere che avranno come tema principale il paesaggio e l'uomo. 

Dal rapporto tra queste due realtà possono nascere miriadi di immagini e confronti. La mano dell'uomo e il suo operato modificano l'ambiente naturale per farlo diventare un paesaggio urbano; ma l'uomo può essere anche spettatore passivo della natura attraverso la contemplazione o risultarne vittima. L'uomo può esercitare il controllo sul paesaggio, ma può perdere temporaneamente questo potere quando le forze della natura lo sovrastano.

I segni che la natura lascia sull'uomo e quelli che l'uomo lascia sulla natura sono alla base del legame che HANDSCAPE si propone di indagare, attraverso le opere di 12 artisti contemporanei.

La galleria d’arte contemporanea Arte è Kaos è presente nel Budello di Alassio, la prestigiosa via dei negozi
nel centro storico della città, al numero 100 di via V. Veneto. Dal 2006 sono stati numerosi gli eventi, le personali e le collettive organizzati in galleria e in diverse sedi nella Riviera Ligure, con un occhio sempre attento verso le avanguardie storiche del '900 insieme alle nuove proposte di giovani artisti contemporanei.

In galleria è disponibile il catalogo della mostra  a cura di Alberto Marinelli.

Orari: tutti i giorni dalle 10.00 alle 12.30 e dalle 16.00 alle 19.30, chiusura il mercoledì.

HANDSCAPE - PAESAGGI DENTRO E FUORI L'ESSERE UMANO
Galleria Arte è Kaos
via Vittorio Veneto 100 - Alassio(SV)

martedì 23 dicembre 2014

La DEA si Mostra all'Amarcord wine bar di Galatina in un Percorso Fotografico sull'auto più bella del XX Secolo.

L’Amarcord wine bar , in piazza Dante a Galatina - luogo unico che trasmette emozioni senza tempo  -  sarà dalle ore 21 di questa sera l’esclusivo scrigno de “La DEA si Mostra”: Una serata per vivere in un'altra epoca, tra foto in bianco e nero, arredi vintage e musica Swing. 

La DEA si Mostra” rappresenta un percorso fotografico scandito per decenni, un viaggio sensoriale che parte dagli anni ’50, attraverso immagini d’epoca dei grandi personaggi che hanno posseduto la Citroën DS, foto in bianco e nero, testimoni di quel tempo che è stato fonte di glamour ed eleganza senza fine, un percorso nel lusso e nella bellezza del design a suon di swing. Protagonista della scena, la Citroën DS: in francese si legge DéeSse, la Dea. 

Sarà l'occasione per ammirare da vicino un pezzo importantissimo della storia dell'automobile. Eletta quale “auto più bella del secolo” dai lettori della prestigiosa rivista “Classic & Sport Car Magazine”, la "Dea" DS sarà lì. 

Illustrerà Daniela Chionna, impegnata in promozione di Arte, Design e Cultura 
Completerà l’atmosfera il concerto di CESKO & THE BANANA SWING
Sarà gradito abbigliamento vintage. 

"La DEA si Mostra" - Percorso Fotografico sull'auto più bella del XX Secolo
Amarcord wine bar  
Piazza Dante Alighieri, 18b, 73013 Galatina 

lunedì 22 dicembre 2014

Le verità necessarie di Sergio Gioielli esposte al Museo di Arte Contemporanea di Caserta.

Domani, 23 Dicembre 2014, alle ore 18.00, sarà inaugurata la mostra “Le verità necessarie” dell’artista Sergio Gioielli, a cura di Massimo Sgroi, con il patrocinio del Comune di Caserta e in collaborazione con la Galleria Nicola Pedana Arte Contemporanea, presso il Museo di Arte Contemporanea di Caserta – Via G. Mazzini, 16. 

Il vernissage vedrà assoluti protagonisti i lavori inediti, pensati e realizzati ad hoc per l’esposizione, in particolare l’installazione “l’età dell’oro” vero fulcro dell’evento nonché del pensiero artistico di Sergio Gioielli. Una serie di elefanti, che formano un cerchio sotto la luce di una sfera, simboleggiano la denuncia contro la nostra società imprigionata nella ripetizione meccanica degli stereotipi moderni. 

L’artista, nato a Cosenza, ma di adozione casertana, ha esposto in numerose prestigiose location in Italia e all’estero. Credendo fortemente nella funzione sociale delle opere d’arte, intende trasmettere, attraverso di esse, il messaggio che è possibile spezzare le catene delle imposizioni e lo fa grazie ad una serie di elementi figurativi che diventano scaltri espedienti per ravvisare la necessità dell’autenticità scevra da qualsiasi costrutto.


Sergio Gioielli - Le verità necessarie
MAC3 - MUSEO DI ARTE CONTEMPORANEA
Caserta - dal 23 dicembre 2014 al 23 gennaio 2015
Via Giuseppe Mazzini (81100)

domenica 21 dicembre 2014

Per la rassegna Discorsi in Galleria, "Foto eXistenZ: da Man Ray ad Instagram", Conferenza fotosonora a cura di Gabriella Damiani con Claudia Attimonelli e Vincenzo Susca.

"Discorsi in Galleria" è il titolo della rassegna a  cura di Gabriella Damiani che prevede una serie di incontri culturali da tenersi presso la sede della Galleria Orizzonti Arte Contemporanea di Ostuni (Piazzetta Cattedrale, centro storico) a partire da sabato 27 dicembre 2014

Il primo incontro sarà tutto dedicato alla fotografia : "Foto eXistenZ: da Man Ray ad Instagram - Una conferenza fotosonora", in compagnia della Dott.ssa Claudia Attimonelli (Università Aldo Moro di Bari) e del Dott. Vincenzo Susca (Les Cahiers Européens de l’Imaginaire, CNRS Editions, Parigi).

L’incontro intende attraversare in modo incrociato e con l’ausilio di proiezioni un secolo di visioni fotografiche punteggiate da episodi significativi quali: il mondo in bianco e nero a partire da Man Ray, il fotoritocco quale principio implicito nella fase dello sviluppo, il senso di stupore generato dalle prime Polaroid, le immagini erotiche, la condivisione di diapositive che anticipano gli album di Flickr, Instagram e Facebook, l’avvento della fotografia digitale e l’ingresso nella condizione fotosocietale dell’esistenza permessa dai social network e dagli smartphone, Obama/Obey, il Selfie…


Il medium fotografico è il primo linguaggio del secolo scorso capace di generare un forte interesse per filosofi, semiologi e studiosi poiché induce profonde riflessioni sullo stato dell’arte e la sua immediata evoluzione. Tanto sul versante estetico quanto sul piano ontologico la fotografia, sin dalle sue origini, ha messo inesorabilmente in crisi la realtà e le sue rappresentazioni. Dalla fotografia giornalistica alla foto ricordo dei defunti, dalla pubblicità alla fotografia di moda, sino alle profonde manipolazioni occorse nel campo della fotografia artistica, essa ha rispecchiato, deformato, ritagliato, raccontato e mistificato il reale quotidiano e simbolico.

Claudia Attimonelli è ricercatrice in Teorie del Linguaggio e Scienze dei Segni; insegna Cinema, Fotografia e Televisione all’Università Aldo Moro di Bari. I suoi interessi di studio si disseminano fra arte, corporeità e media, moda e musica attraverso la sociosemiotica della musica, la visual culture, i media studies e la fashion theory. Collabora come curatrice con gallerie d’arte e teatri. Esposizioni curate di recente: Le re/citazioni di Madame (con V. V. Susca – Traffic Gallery), Casa di Bambola di Azusa Itagaki (Fabrica Fluxus), Underground Zone di Paul Zone (con A. Giannone – Fabrica Fluxus), Hotel d’Hiver di Karin Andersen (Traffic Gallery). Tra le sue più recenti pubblicazioni: Le désavenir du temps (2014); To be continued. I destini del corpo nei serial televisivi (2011); Underground Zone. Dand y, punk, beautiful people (2011); L’artista è un eroe mediale (2010); Techno. Ritmi afrofuturisti (2008). È l’autrice dei testi del libro fotografico Le Vergini di Corpicrudi (2011).

Vincenzo Susca è maître de conférences in Sociologia dell’immaginario all’Università Paul-Valéry di Montpellier e ricercatore al Centre d’étude sur l’actuel et le quotidien dell’Università Paris Descartes Sorbonne (Parigi). McLuhan Fellow all’università di Toronto, nel 2008 ha fondato, con M. V. Dandrieux, la rivista “Les Cahiers européens de l’Imaginaire” (CNRS éditions, Parigi), di cui è il direttore editoriale. Tra le sue recenti pubblicazioni: Transpolitica. Nuovi rapporti di potere e di sapere (Milano 2008), con D. de Kerckhove; Ricreazioni. Galassie dell’immaginario postmoderno (Milano 2008, Parigi 2009); Eroi del quotidiano. Figure della serialità televisiva (Milano 2010), a cura di, con F. La Rocca, A. Malagamba; Gioi a Tragica. Le forme elementari della vita elettronica (Milano 2010, Parigi 201, Barcellona 2012). Di recente ha curato l’esposizione sul collage artistico, Le re/citazioni di Madame (con C. Attimonelli – Traffic Gallery). È l’autore, con Alain Béhar, della pièce teatrale transmediale Angelus Novissimus (2014), nella quale risuonano e sono attualizzate, tra le altre, ispirazioni mcluhaniane e benjaminiane.

DISCORSI IN GALLERIA
Foto eXistenZ: da Man Ray ad Instagram - Una conferenza fotosonora - Con Claudia Attimonelli e Vincenzo Susca

sabato, 27 dicembre 2014
ore 18,00

Galleria Orizzonti Arte Contemporanea
Piazzetta Cattedrale (centro storico)
72017 Ostuni (Br)
Tel. 0831/335373

Direttrice: Gabriella Damiani - 348.80.32.506
Galleria: L.go Arcidiacono Trinchera, 28 (centro storico - piazzetta Cattedrale) - 72017 - OSTUNI - tel.0831.33.53.73
www.orizzontiarte.it
info@orizzontiarte.it

sabato 20 dicembre 2014

Francesco Paolo Francione e I racconti di Matara.

Copertina de
I racconti di Matara
di F. Paolo Francione
I racconti di Matara” - edito da SUMA - è il titolo dell'ultima fatica letteraria di Francesco Paolo Francione, un lavoro a cui l'autore ha voluto e saputo egregiamente dare carattere antropologico e letterario.

L’autore, infatti, ricerca uno stile  semplice, quasi  volesse  che   la scrittura coincidesse con il linguaggio orale di cui più propriamente il racconto dovrebbe avvalersi. Ed è proprio per non disperdere la profondità espressiva  dell’ oralità e del dialetto che , nel flusso linguistico di ogni racconto, vengono incluse brevi espressioni  dialettali: tale intenzione è, d’altronde, annunciata nel titolo stesso del libro.

Il carattere antropologico, invece, si evidenzia nel fatto che, pur nella molteplicità e varietà delle situazioni esistenziali narrate nei vari episodi, si compie un “ viaggio unico” -  come afferma il prof. Ettore Vadini nella sua Presentazione-  nel mondo contadino che “ Carlo Levi elevò a poesia e che Adriano Olivetti prese in considerazione per il suo progetto di Comunità”. 

Le forze creative  che sostengono la struttura de “ I Racconti di Matara” sono soprattutto la memoria e l’immaginazione:  esse si mescolano in un processo   ben amalgamato,  tanto da scoraggiare ogni tentativo di scomporre quelle forze per individuare precisi confini tra storia e fantasia. La memoria rievoca un fotogramma del passato e l’immaginazione lo fa evolvere e lievitare fino a crearne un mito.

E ”Mito”, si può dire, diventano i personaggi dei vari episodi attraverso i quali viene illustrata una cultura impastata di valori e disvalori che fanno l’identità di una città e della popolazione che la abita.

In sostanza, ne “I racconti di Matara”,   personaggi  umili  s’ impongono alla mente del lettore  perché commuovono, provocano un solidale sorriso , stupiscono, suscitano empatia e partecipazione.

Matara, nelle intenzioni dell’autore, è la città “mitica” di un qualsiasi paese mediterraneo; e, tuttavia, i nomi delle strade e delle chiese sono quelli di una città che chiede di essere   “camminata”  e scoperta attraverso   “labirinti culturali”, quali erano i vecchi rioni dei Sassi. 

"L ‘autore riesce a costruire, con il rigore della competenza e dell’amore autentico, tasselli di una storia nella quale scava a fondo, cogliendone interes­santissimi spunti sociologici, antro­pologici, religiosi e politici che vengono riproposti sub specie lettera­ria in uno stile nitido e scorrevole." - Michele Pentasuglia

"I racconti di Francione, per scelte ambientali e per figure umane tipologiche, sono un viaggio della memoria in un passato in cui era ancora possibile una corrispondenza semantica tra il discorso e i fatti. Una scelta d’eccezione culturale, in un presente senza senso, di nichilistico smarrimento, di perdita di identità individuale e collettiva. Un mondo in cui anche la letteratura e assoggettata alla logica del consumo e del profitto, merce di scambio sociale di “scriventi” ventriloqui e di narrazioni cronachistiche e seriali. Non resta che il rifugio nella memoria o, sull’esempio dell’unico e grande poeta lucano vivente A. Guida, l’affannosa e religiosa ricerca delle parole che, sole, possano parlare al mondo e giustificare la condizione dell’esistenza." Giulio Savinio

"I racconti di Matara" di Francesco Paolo Francione
SUMA Editore
192 pagine
Costo : 15 Euro
ISBN: 9788896310403
2014

venerdì 19 dicembre 2014

Spot - Five minutes of advertising a Palazzo De Mari in Acquaviva delle Fonti

Warhol e Coca Cola, il designer e scultore indiano Kapoor e Illy Caffè il futurista italiano Depero e Bitter Campari. Sono questi alcuni esempi dell’ormai consacrato connubio tra arte e pubblicità che vede, da un lato artisti di fama usare direttamente l’oggetto di consumo per farne un’opera d’arte, dall’altro sempre più aziende di grandi brand promuovono la qualità dei propri prodotti attraverso il linguaggio artistico.

Da qui nasce “Spot - Five minutes of advertising”,  il progetto artistico di Flavia D’Alessandro - che s’inaugura 20 dicembre alle 19,30 presso la Sala Colafemmina, Palazzo De Mari ad Acquaviva delle Fonti - espone opere di soggetti ispirati al settore alimentare (food & drinks). Nello specifico, la rassegna presenta 15 dipinti - di cui due dittici -, realizzati con interventi di pittura ad acrilico su tela e rilievi e raffiguranti drink famosi di grandi marchi presi a modello per la loro immediata riconoscibilità - come la classica bottiglia del Pampero o il raffinato bicchiere del cocktail Martini con oliva (famoso perché prediletto dall’agente 007);

La modalità creativa adottata vede mescolare, nella realizzazione di “Spot - five minutes of advertising”, la Pop Art - nota proprio per la sfrontata mercificazione -, l’uso ossessivo del linguaggio pubblicitario - utilizzato per fini smaccatamente consumistici e che attinge per i propri soggetti dall'universo del quotidiano – con l’arte di Giorgio Morandi, che per le sue essenziali nature morte e in particolare le famose ‘bottiglie’, ha tratto ispirazione, anch’egli, da oggetti comuni.

«La pubblicità, lo si voglia o no è oggi parte integrante della vita di tutti i giorni. È così martellante che riesce a entrare nel cervello e influenzare anche il modo di comunicare. Tormentoni pubblicitari come “No MARTINI? NO PARTY!” o “la RED BULL ti mette le aaali”, per esempio, sono ormai parte integrante del linguaggio comune. Ed e’ proprio dall’analisi di questo potente strumento di persuasione e di manipolazione - qual e’ lo spot, appunto - che sono partita per rappresentare l’oggetto di marca - principalmente il ‘drink’ - come soggetto artistico; infine, con l’installazione, tappi ‘raccolti e riciclati’ - di quelle stesse bibite ‘consumate’ che ho poi rappresentato nei dipinti. Il mio obiettivo, con questa mostra, e' quello di far riflettere il visitatore sul ruolo dell’artista oggi che, in nome del connubio arte - pubblicità, da un lato promuove se stesso e dall’altro viene ‘usato’ per far pubblicità». Flavia D’Alessandro.

giovedì 18 dicembre 2014

Il fiume giovane : un viaggio di quattro adolescenti tra vicoli, borghi e panorami del Sele.

Sele d’Oro Mezzogiorno, Giffoni Film Festival, Oz Film e Campania film commision presentano il cortometraggio di Carlos Solito sui meravigliosi luoghi del celebre corso d'acqua campano "Il fiume giovane": un viaggio di quattro adolescenti tra vicoli, borghi e panorami del Sele.

Immaginazione, avventura, borghi, fiume, estate e  riscoperta di uno dei più bei  territori italiani come quello dell’Appennino campano. Cosi si presenta il nuovo cortometraggio di Carlos Solito dal titolo Il fiume giovane.

Un documento sulla storia di 4 adolescenti che, attraverso la loro curiosità e fantasia, percorrono un viaggio che parte dal loro paese  Oliveto Citra (Salerno)  riscoprendo vicoli, panorami mozzafiato dei luoghi del Sele, il percorso del fiume e soprattutto se stessi in un vivace, giocoso e personale rituale di formazione.

Solito con l’inseparabile Valentina Strada, già premio Mattador nel 2011,ha esplorato la valle per la scrittura della sceneggiatura. È venuto fuori un intimo ritratto dei paesaggi, dei luoghi, dalla realtà locale, attraverso il punto di vista di quattro ragazzi che marca il filo conduttore infantile-adolescenziale del regista, in un personale racconto del nostro Sud. Nuccio, Gerardo, Frida e Adelmo sono quattro adolescenti che vivono di scoperte tra i vicoli del loro paesino alle falde dei monti Picentini, poco sopra la spaziosa e verdissima valle del Sele. I protagonisti, scritturati attraverso un casting sul posto (Francesco Russo, Vincenzo Nigro, Antonia Lullo e Giovanni Salsano, tutti di Oliveto Citra), riempiono d’immaginazione e avventura i loro pomeriggi d’estate con vista sui suggestivi panorami sull’Appennino campano. Quando il caldo nella valle del Sele si fa sentire, i quattro ragazzi scendono sulle rive del fiume per officiare il rito dei tuffi. Qui incontrano Macario (interpretato da un toccante Mario Donatone già consacrato al cinema da Visconti, Monicelli e Francis Ford Coppola ne Il padrino – Parte 3) un anziano personaggio sui generis, ritenuto pazzo in paese, che invita loro a scoprire la valle e il percorso che il fiume, metafora di vita, da quando nasce - dalle sorgenti Sanità a Caposele - al suo terminale, sul Tirreno, nei pressi di Paestum. Spinti dalla loro fortissima curiosità scopriranno i luoghi del Sele e soprattutto se stessi in un vivace, giocoso e personale rituale di formazione.


Il fiume giovane sarà proiettato in tour tutto campano. Dopo Caposele (Avellino) domani venerdì 19 dicembre, il film sarà proiettato, seguendo lo stesso percorso del fiume Sele (le cui sorgenti, tra l’altro, tributano l’Acquedotto Pugliese), a Campagna (Salerno) martedì 23 dicembre, Valva (Salerno) venerdì 26 dicembre, Senerchia (Avellino) sabato 27 dicembre, Contursi (Salerno) domenica 28 dicembre fino a Capaccio-Paestum (Salerno) lunedì 30 dicembre) dove il fiume sfocia nel Tirreno. Subito dopo l’Epifania, il tour si concluderà a Salerno.

L’incontro tra il regista Carlos Solito e l’Ente Premio Sele d’Oro Mezzogiorno, una delle più prestigiose e oramai "storiche" manifestazioni culturali del Sud, in pieno Appennino campano, in provincia di Salerno, a Oliveto Citra, ha siglato lo scorso anno la nascita di un progetto filmico prodotto in collaborazione con il Giffoni Film Festival e la pugliese Oz Film di Francesco Lopez. Il cinema, la fotografia, il giornalismo, la letteratura, la cultura e lo sviluppo del Meridione da sempre sono il liet motiv del Sele d’Oro che da trent’anni (compiuti proprio lo scorso settembre) fa dei temi del meridionalismo il dibattito, il confronto, la ricerca, la promozione dei territori attraverso il linguaggio delle arti. “Noto per le sue transumanze creative in ogni posto del mondo”, dice Carmine Pignata (fondatore del Sele d’Oro), “Abbiamo chiesto a Carlos di raccontare il nostro territorio con il lirismo della cinepresa attraverso un cortometraggio. Lui conosce la valle del Sele, l’ha fotografata e descritta diverse volte e volevamo una sua personale interpretazione in chiave video”. È nato così Il fiume giovane: “Un viaggio”, continua Pignata, “che ha condotto nei nostri borghi, nelle nostre case, la magia del cinema, il fascino del set. Scoprire miei piccoliconcittadini attori è stato una vera e propria scoperta che inorgoglisce tutta la nostra comunità”.

Girato tra le province di Salerno e Avellino, il film ha visto da subito l’interesse di Claudio Gubitosi, fondatore e direttore artistico del Giffoni Film Festival, che ha virgolettato quanto “ai territori dell’entroterra campano il cinema faccia bene perché accende dei riflettori sull’unicità dei luoghi e di chi li popola. Il fiume giovane di Carlos Solito è un bel cortometraggio che bene interpreta la magia umana e naturale delle montagne che fanno da cornice anche a Giffoni”. Dal prossimo 19 dicembre, fino ai primi giorni di gennaio, partirà la tournée di presentazione del film (dove interverranno il regista e i quattro giovani attori)con il patrocinio della Fondazione Film Commision Regione Campania e le amministrazioni comunali dei territori dove lo stesso è stato girato: Caposele, Calabritto, Oliveto Citra, Senerchia, Valva, Contursi, Paestum e le grotte di Pertosa-Auletta. Il direttore Maurizio Gemma, da anni impegnato nella promozione di tutto il territorio regionale annuncia: “Opere come questa, forte del valore narrativo di Carlos Solito, hanno come utilità quella di far sdoganare l’industria del cinema fuori dalle solite location ponendo un attenzione sui temi del paesaggio, della tutela dell’ambiente e delle comunità locali”. Alla proiezione di Salerno interverranno Carmine Pignata, Claudio Gubitosi, Maurizio Gemma insieme a Valerio Caprara (presidente della Fondazione Film Commision Regione Campania, critico e giornalista cinematografico nonché docente di storia del cinema), l’assessore comunale Vincenzo Maraio, i protagonisti con l’attore Mario Donatone e il produttore Francesco Lopez della OZ Film al cui attivo, da circa un ventennio, ha numerose collaborazioni con Gabriele Salvatores, Sergio Rubini, Paolo Sassanelli, Nanni Moretti, varie film commision italiane ed estere, produzioni Rai come Volare, la storia di Domenico Modugno e Braccialetti rossi.

Per informazioni: 347.1866595, segreteria@seledoro.eu

Link trailer IL FIUME GIOVANE
https://www.youtube.com/watch?v=FcBaKVH-gAM

Biografia Carlos Solito
Carlos Solito collabora per La Repubblica, Il Messaggero, Rolling Stone, Credere, Bell’Italia, In Viaggio, Marcopolo, Partiamo, Viaggi de Il Sole 24 Ore, Traveller, Sport Week de La Gazzetta dello Sport, Oggi, Dove, Sette e Style de Il Corriere della Sera, Luoghi dell’Infinito dell’Avvenire e altri. Già autore del docufilm “ALL’ANM” - per il mensile Rolling Stone – e del videoclip “Che ci vado a fare a Londra” del nuovo album del rocker italiano Omar Pedrini (Universal Music dis.), per il suo “tachicardico” andirivieni cura per la rivista Vanity Fair il blog di viaggi e incontri umani Tachicardia (http://tachicardia.vanityfair.it). Insignito di vari riconoscimenti giornalistici e fotografici, come il Mare Nostrum Awards e il Premio Viaggiautore, la maison di moda MISSONI ha scelto di vestirlo come interprete delle nuance e dei colori del mondo. Con la sua fotografia, scrittura e video racconta, tra transumanze creative, un Sud Italia lontano dalle rotte e dalle logiche comuni ai più. Nel 2011 ha esposto a Lecce e a Venezia presso la 54^ Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia nel Padiglione Italia. Dopo una ventina di libri fotografici, alcuni tradotti anche all’estero, ha scritto le due antologie di racconti: Il Contrario del Sole (Versante Sud, Milano), diventato uno spettacolo teatrale a Parigi, e Montagne (Elliot, Roma) firmato a più mani con Dacia Maraini, Paolo Rumiz, Maurizio Maggiani, Andrea Bocconi e altri. Già “scovato” anni fa da Franco Dragone (tra i padri de Le Cirque du Soleil e produttore del suo docufilm Québec, my version nel 2012), Carlos Solito è interpellato anche da enti governativi (come i Ministeri per il Turismo) per documentare le emergenze turistiche dei rispettivi territori. Tra i vari incarichi quello del Québec, della Giordania e, nel 2013, in occasione dell’Anno della Cultura Italiana in USA, quello dell’agenzia NYCGO per raccontare le realtà delle Little Italy tra il Lower Manhattan, Brooklyn e Bronx.

Info e comunicazioni
tel. 347.1866595
segreteria@seledoro.eu

Ufficio stampa
Daniela Fabietti 3351979415
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Andrea Branzi - Heretical Design al MARCA di Catanzaro


Il MARCA riparte. Dopo l’'antologica dedicata a Agostino Bonalumi, viene proposto il percorso di un altro grande protagonista dell'’arte italiana, il designer e architetto Andrea Branzi che proprio in questi giorni viene celebrato in Francia e nel 2015 approderà negli Stati Uniti all’'Università di Harvard. 

Al MARCA di Catanzaro viene presentato, dal 24 dicembre al 29 marzo, Heretical Design, una mostra organizzata dalla Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Calabria e dall’'Amministrazione Provinciale di Catanzaro. A curare la rassegna è Alberto Fiz che, insieme allo Studio Branzi, ha selezionato 70 opere tra dipinti, disegni, installazioni, mobili, lampade, vasi e oggetti d’arredo datate tra il 1967 e il 2014.

“"Quello proposto al MARCA è un percorso relazionale fortemente coinvolgente”, afferma Alberto Fiz, “dove l'’oggetto, senza mai perdere la propria funzione, diventa metafora del mondo, interprete di una società in profonda trasformazione."” 

In quest’a occasione viene presentato il prototipo inedito di una serie di sedute create da Branzi per il Parco Internazionale della Scultura di Catanzaro che, per la prima volta, coinvolge un designer. Il progetto installativo, di carattere modulare, è concepito come luogo di incontro in stretta relazione sia con la scultura sia con l’architettura. Sono spazi attivi di forte evocazione ed espliciti rimandi all’'oriente che interagiscono con l’ambiente assorbendolo e trasformandolo. 

La mostra al MARCA, intesa come corpus unitario, parte dal presupposto che l’'opera di Branzi fa della devianza e dell'’eterodossia il principio fondante di un'’indagine che mette in discussione ogni riferimento al progetto tradizionale, così come all’'industrial-design. “"Con il termine Heretical Design si desidera indicare una nuova e particolare categoria della cultura del progetto; una categoria che non fa riferimento né a una committenza né a una specifica tecnologia. Essa risponde piuttosto all’a urgenza di operare al di fuori delle normali pratiche professionali, vivendo direttamente una rifondazione radicale dei contenuti e delle ragioni del mio lavoro"”, afferma Branzi ribadendo i contenuti della mostra. 

In questo caso l’'opera viene chiamata a confrontarsi con la cultura antropologica ponendosi in stretta relazione con i temi della vita, della psiche, del sacro, dell’eros, della morte e della poesia. 

Il percorso si snoda attraverso le fasi cruciali di un’esperienza che si sviluppa a partire dagli anni sessanta, come dimostrano due opere emblematiche del periodo di Archizoom come la Lampada Sanremo del 1968 e il divano Superonda dell’anno precedente. Proprio quest’ultimo, per la sua composizione variabile sovverte le norme standard dell’abitare borghese introducendo una forma che esprime il movimento, l’instabilità e la libertà del fruitore. 
La radicalità di oggetti che hanno contraddistinto un’epoca rimane, sia pure in maniera differente, una costante per Branzi anche negli anni successivi. Se già nel 1985 con la serie degli Animali Domestici i tronchi d’albero e i rami nel loro aspetto naturale si innestavano sulle sedute producendo un linguaggio inedito fatto di ibridazioni, con i Grandi Legni del 2009 Branzi crea una dimensione archetipale ed enigmatica assemblando le antiche travi provenienti dalla Val Badia. Ne emergono strutture aperte che non rientrano in nessuna categoria prestabilita dove gli oggetti appartenenti a categorie e a epoche differenti trovano una loro collocazione. Si tratta di una miscellanea dove gli affreschi pompeiani si confrontano con bronzi cinesi o con oggetti di uso comune attraverso un’orizzontalità dell’informazione. 
Come ci ricorda Branzi “è lo spessore oscuro del mondo materiale la cosa che m’interessa di più. Desidero realizzare oggetti che abbiano la capacità di creare un’emozione confrontandosi con i miti della contemporaneità, con la mistica cristiana o con i demoni tibetani.” Un’arte circolare, insomma, che assorbe il tempo, l’oblio e le continue amnesie dell’essere dove gli oggetti sono transfert, interlocutori dell’anima. 

In questa direzione si colloca anche la recente serie dei Solid Dreams, luoghi onirici di contaminazione dove Rosso Fiorentino e Buddha vanno a braccetto, così come Picasso e Giotto. “I sogni solidi”, scrive Branzi, “sono visioni di un presente continuo, profondo, inesplorato, ma più credibile delle illusioni della sola realtà materiale.” Un design, il suo che lavora sul concetto d’infinito superando ogni vincolo di carattere stilistico o tematico. Non a caso la mostra è inframezzata dagli Oggetti dell’Ospitalità che appartengono alle forme architettoniche a scala domestica che vanno a qualificare l’architettura interiore, cristallizzando spazi immaginari. Basti pensare agli Enzimi, vasi in plexiglass dove i luoghi interni sono diversi e autonomi dai luoghi esterni sviluppando un’energia silenziosa di trasformazione e di sviluppo. “Quella che va in scena al MARCA”, spiega Fiz, “è la drammaturgia degli oggetti, parte integrante di un intimo percorso emozionale e scenografico dove l’artista mette continuamente in crisi le nostre certezze.” 

L'’infinito di Branzi al museo di Catanzaro comprende anche una sala dedicata specificatamente alle Nature morte, così come una lunga parete di dodici metri interamente ricoperta da una serie di Epigrammi dipinti che vanno incontro alle nostre amnesie con racconti sospesi nel vuoto, tracciati di un percorso misterioso e al tempo stesso ironico. Dunque, eretico.

In contemporanea con la mostra del MARCA, il Museo di Arti Decorative e del Design di Bordeaux presenta, sino al 25 gennaio prossimo, un omaggio a Branzi attraverso cinquant’anni di creazione raccontando la sua esperienza di designer, architetto e teorico. In marzo, poi, partirà dall’Università di Harvard un’ampia ricognizione del suo lavoro da parte degli Stati Uniti, tanto che è previsto un tour in altre prestigiose sedi universitarie americane. 

Note Biografiche
Andrea Branzi, Architetto e Designer, è nato a Firenze nel 1938 dove si è laureato; vive e lavora a Milano dal 1974.
Dal 1964 al 1974 ha fatto parte del gruppo Archizoom Associati, primo gruppo di avanguardia noto in campo Internazionale. Si occupa di design industriale e sperimentale, architettura, progettazione urbana, didattica e promozione culturale. 
E’ autore di molti libri sulla storia e la teoria della progettazione, pubblicati in molti paesi; negli ultimi anni importanti monografie sono state pubblicate sul suo lavoro.
E’ stato consulente responsabile del primo Centro Design e Servizi per un’industria di materie prime (Montefibre) dal 1974 al 1979, vincendo con le ricerche di Design Primario il primo dei suoi tre Compassi d’Oro, di cui uno alla carriera.
Nel 1982 ha co-fondato e diretto Domus Academy, prima scuola post-universitaria di design. E’ stato direttore della rivista MODO dal 1982 al 1984.

Come Professore Ordinario e’ stato Presidente del Corso di Studi in Design degli Interni alla Facoltà di Design del Politecnico di Milano, dove attualmente continua ad insegnare.
Nel 2008 ha ricevuto la Laurea Honoris Causa in Design dall’Università della Sapienza di Roma e nello stesso anno è stato nominato Membro Onorario del Royal Design for Industry di Londra. 

Ha tenuto conferenze in Francia, Belgio, Olanda, Germania, Inghilterra, Svizzera, Spagna, Portogallo, Stati Uniti, Brasile, Argentina, Giappone, Corea, Hong Kong, Cina, Singapore, Thailandia.

I suoi progetti sono oggi conservati presso molti musei quali: Centro Studi e Archivio della Comunicazione dell’Università di Parma; Centro Georges Pompidou, Parigi; Design Museum, Gent; MOMA New York; Brooklyn Museum, New York; Denver Museum of Art, Denver; Fondation Cartier pour l’Art Contemporain, Parigi; Groninger Museum, Groningen; Fonds Régional d'Art Contemporain, Orleans; Houston Museum of Fine Arts, Texas; Israel Museum, Gerusalemme; Musée des Beaux-Arts, Montreal; Musée des Arts décoratifs, Parigi; Victoria & Albert Museum, Londra; Vitra Design Museum, Weil-am-Rhein; MAK, Vienna.


Andrea Branzi - Heretical Design 


Catanzaro, MARCA 
a cura di Alberto Fiz

24 dicembre- 29 marzo 2014

Inaugurazione: martedì 23 dicembre ore 18,30

MARCA
Catanzaro
Via Alessandro Turco 63
da martedì a domenica 9,30-13; 16-20,30; 
chiuso lunedì Ingresso: 3 euro; tel. 0961.746797

info@museomarca.com
www.museomarca.info

Uffici stampa:
Studio ESSECI – Sergio Campagnolo tel. 049.663499 info@studioesseci.net
gestione1@studioesseci.net (Stefania Bertelli)
Ufficio Mostre-Settore Cultura Provincia di Catanzaro tel. 0961.84721-0961.84724
Ulteriori informazioni ed immagini: www.studioesseci.net

mercoledì 17 dicembre 2014

La Luce e il Suono di Giuseppe Carta.

L’opera di Giuseppe Carta è al centro del progetto espositivo LA LUCE E IL SUONO, che è stato inaugurato questa sera alla Fondazione Stelline di Milano nella Sezione Stelline Spazio Aperto, e che resterà in in esposizione fino all'11 gennaio 2015. La mostra, è ideata e promossa da Ar.co.it Arte Contemporanea Italiana, e curata da Ivan Quaroni

Protagonisti delle sue opere sono una serie di elementi di uso comune dal sapore antico, quali svariati tipi di bicchieri e calici, oppure cesti, mele, agrumi, grandi zucche o ancora libri, antiche tovaglie poggiate su vecchi cassettoni, oggetti che egli indaga attraverso l’utilizzo sapiente della luce e del suono.

La luce è un elemento fondamentale, capace di dar vita alla scena,  e costruisce un senso generale ogni volta diverso, che sia di realizzazione, di precarietà, di presenza e altro ancora, mentre il suono è perfettamente espresso attraverso il concetto di sinestesia: le sue opere sono pervase da una “luce musicale” che deriva dalla passione e dalla profonda conoscenza in campo musicale oltre che pittorico dell’artista.

L’installazione della sala interna presenta circa sessanta tele, e ad accompagnare la mostra verrà diffuso un flusso musicale ininterrotto avente a tema musiche e composizioni molto care a Giuseppe Carta.

All’esterno, nella splendida cornice del giardino della Fondazione Stelline, saranno posizionate le sculture che l’artista ha realizzato per il  Padiglione della Repubblica di Costa Rica durante la 53° Biennale di Venezia (2009).Anche nelle sculture, realizzate completamente in alluminio specchiante, è presente una forte aderenza alla realtà che dialogano sapientemente con lo spazio circostante, che riflettono, grazie al materiale da cui sono costituite, ciò che le circonda. 

Come omaggio e anticipazione degli argomenti che verranno trattati durante l’EXPO di Milano, nell’installazione esterna i soggetti, quali grappoli d’uva, melograni, ciliegie, mele, pere, rimandano al  tema del cibo, tema molto caro nell’opera di Giuseppe Carta.

Il catalogo dell’esposizione, in italiano e inglese, è edito da Silvana Editoriale, contiene il testo critico di Ivan Quaroni e sarà disponibile anche presso il bookshop della Fondazione Stelline.

GIUSEPPE CARTA - LA LUCE E IL SUONO

FONDAZIONE STELLINE
Corso Magenta, 61 – Milano
18 dicembre 2014 – 11 gennaio 2015

Orari: da martedì a domenica h 10.00- 20.00 (chiuso il lunedì) 
ingresso libero 
www.stelline.it
t +39.02 45462.411

PER INFORMAZIONI:
AR.CO.IT. Arte Contemporanea Italiana
Via Cesare Balbo, 3 - Milano
t + 39 02 58316316 arcoit@libero.it  isabella@arcoit.it